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15/12/2025
La Legge di Bilancio si arricchisce di una potenziale novità che sta facendo discutere il mondo dell'e-commerce: la cosiddetta tassa pacchi ecommerce. Si tratta di un emendamento che, se approvato, introdurrà un costo aggiuntivo su milioni di spedizioni.
Ma cosa prevede esattamente questa misura? Chi la pagherà? E come si relaziona con le nuove regole in arrivo dall'Unione Europea? In questa guida cerchiamo di fare un pò di chiarezza.
SOMMARIO
La tassa pacchi italiana: l'emendamento alla legge di bilancio
Il dazio UE
Prossimi passi
Conclusioni
Il Governo italiano ha proposto un emendamento alla Legge di Bilancio 2026 che mira a introdurre un prelievo fiscale sulle spedizioni di beni acquistati online.
Importo: Un'imposta di 2 euro per ogni pacco.
Oggetto: Spedizioni di beni con valore dichiarato non superiore a 150 euro.
Provenienza (Iniziale): L'emendamento si riferisce inizialmente ai pacchi provenienti da Paesi fuori dall'Unione Europea (Extra-UE).
Proteggere i commercianti italiani: limitare gli acquisti a basso costo (soprattutto dai Paesi asiatici) per contrastare una presunta concorrenza sleale.
Aumentare le entrate: l'imposta è anche un meccanismo per recuperare fondi e compensare altre modifiche fiscali previste nella Manovra (ad esempio, la cancellazione della tassa sui dividendi e il raddoppio della Tobin Tax).
L'emendamento indica che il soggetto passivo d'imposta sarebbe l'ecommerce.
Tuttavia, è lecito attendersi che, come avviene per la maggior parte delle imposte indirette, questo costo venga inevitabilmente traslato sul prezzo finale pagato dal consumatore.
Un aspetto cruciale e legalmente complesso è la sua compatibilità con il diritto europeo.
Attenzione: L'Italia non può imporre dazi o tasse che discriminino solo le merci Extra-UE, in quanto i dazi sono di competenza esclusiva dell'Unione Europea. Per evitare di essere un dazio mascherato e per non violare le norme sul mercato comune, è altamente probabile che il testo debba essere modificato per applicare la tassa di 2 euro a tutte le spedizioni, incluse quelle che partono dall'Italia e dagli altri Paesi UE.
Se questa modifica non avverrà, la tassa Extra-UE potrebbe essere impugnata.
Mentre l'Italia lavora alla sua imposta nazionale, l'Unione Europea sta muovendo passi per riformare le proprie regole doganali, introducendo un vero e proprio dazio.
Gli Stati membri del Consiglio UE hanno raggiunto un accordo per introdurre un dazio doganale fisso temporaneo sulle spedizioni a basso valore.
Importo: Un dazio fisso di 3 euro.
Oggetto: Pacchi con valore inferiore a 150 euro in arrivo da Paesi Extra-UE.
Decorrenza: A partire dal primo luglio 2026.
Attualmente, i beni di valore inferiore ai 150 euro godono di una franchigia doganale per i dazi (ma non per l'IVA, che è stata reintrodotta dal 2021). L'obiettivo dell'UE è eliminare completamente questa soglia e semplificare il sistema doganale, contrastando l'abuso della franchigia e la dichiarazione fraudolenta di valore da parte di alcuni venditori Extra-UE. Il dazio temporaneo di 3 euro servirà come misura ponte fino all'entrata in vigore del nuovo sistema definitivo.
Questa è la domanda da un milione di euro per l'e-commerce. Se entrambe le misure dovessero entrare in vigore nella loro forma finale, un acquisto Extra-UE di valore inferiore a 150 euro potrebbe subire i seguenti aggravi:
Tassa pacchi Italia (€ 2,00): Se approvata, questa imposta sarà posta a carico del Venditore. Tuttavia, è una dinamica tipica delle imposte indirette che il costo venga traslato sul consumatore finale, venendo incluso nel prezzo totale dell'acquisto.
Dazio doganale UE (€ 3,00): Questa è una misura doganale europea che ricadrà sull'Importatore/Consumatore.
In sostanza, i due oneri potrebbero sommarsi: la Tassa Pacchi Italia di € 2,00 e il Dazio Doganale UE di € 3,00 porterebbero a un Totale Aggiuntivo di € 5,00 per ogni micro-spedizione (oltre all'IVA già dovuta).
L'emendamento italiano si richiama al "rispetto della normativa Ue in materia doganale e fiscale". Di conseguenza, la tassa pacchi ecommerce nazionale dovrà obbligatoriamente essere armonizzata e non potrà contrastare con le regole del dazio UE una volta che quest'ultimo sarà operativo.
In sintesi, i consumatori e gli operatori dell'e-commerce devono prepararsi a un aumento dei costi sulle microspedizioni, il cui impatto finale dipenderà dalla versione definitiva dei testi normativi.
La cosiddetta "tassa pacchi ecommerce" da 2 euro è, ad oggi, solo un emendamento inserito nel dibattito sulla Legge di Bilancio 2026 e non ha ancora valore di legge.
La sua sorte si deciderà entro il 31 dicembre 2025, data ultima per l'approvazione della Manovra: il testo potrebbe essere approvato, modificato (probabilmente per estenderlo anche alle spedizioni interne, garantendone la compatibilità UE) o ritirato. Indipendentemente dalla decisione italiana, a livello europeo è già stato raggiunto un accordo politico per introdurre un dazio fisso temporaneo di 3 euro sui pacchi Extra-UE sotto i 150 euro, la cui entrata in vigore è prevista per il 1° luglio 2026.
L'aspettativa è quindi un aumento dei costi sulle micro-spedizioni Extra-UE, che potrebbe arrivare fino a 5 euro totali (2 euro di tassa italiana più 3 euro di dazio UE), richiedendo agli operatori e-commerce di adeguare rapidamente i loro sistemi contabili e informativi.
La direzione è chiara: l'Italia e l'Europa puntano a regolamentare e tassare con maggiore rigore il flusso di acquisti a basso costo provenienti dall'estero.
Per i gestori di piattaforme e-commerce, è essenziale monitorare l'approvazione finale della Legge di Bilancio e l'implementazione del Dazio UE. La tua azienda potrebbe dover aggiornare i sistemi di calcolo dei costi di spedizione e, in caso di vendita B2C, informare chiaramente il consumatore sui nuovi oneri fiscali.
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