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Termini di vendita per ecommerce: quali clausole evitare

23/01/2020

Termini di vendita per ecommerce: quali clausole evitare


Vuoi pubblicare termini di vendita per consumatori  e vuoi sapere quali sono le clausole da evitare nella vendita B2B
 

Bene, sei atterrato sulla pagina giusta!


Infatti, in questo nuovo articolo del nostro blog parleremo di quali clausole evitare nelle condizioni di vendita del tuo ecommerce per scongiurare il rischio di reclami degli utenti e sanzioni delle Autorità.


Se sei titolare di un sito web oppure di un ecommerce e usi LegalBlink per generare i tuoi documenti legali è difficile che questo articolo possa interessarti.


Infatti, i nostri documenti legali non contengono clausole vessatorie e sono quindi conformi al Codice del Consumo e alla GDPR.


Ciò, sempre a condizione che tu non abbia deciso di personalizzare le clausole dei termini di vendita per consumatori senza consultare uno dei nostri legali. In questo caso, potrebbe esserci il rischio di aver pubblicato delle clausole non a norma.


Ma niente paura, in questo articolo potrai esaminare quali clausole dovresti evitare di pubblicare sul tuo sito ecommerce. E, qualora tu le avessi pubblicate, potrai rimuoverle per venderle online in tutta sicurezza.


APPROFONDIMENTO: Prima di leggere scopri il nostro apprendimento su come ottenere condizioni generali di vendita per ecommerce. Scoprirai tutte le accortezze legali per vendere a norma online!


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Termini di vendita per consumatori a norma? Evita le clausole vessatorie 


Nella vendita B2B devi assolutamente evitare di pubblicare online clausole vessatorie.


La clausola vessatoria è una clausola che prevede uno squilibrio tra i diritti e i doveri del sito ecommerce e del consumatore.


In sostanza, è una clausola dove il sito ecommerce è titolare di diritti ritenuti particolarmente "gravosi" verso il consumatore.


Per pubblicare un sito di commercio elettronico a norma i tuoi termini di vendita per consumatori non devono quindi contenere queste particolari clausole.


Esse sono elencate in modo particolare dagli art. 33 e seguenti del Codice del Consumo.


Questo articolo indica le clausole vessatorie più comuni. In questo modo potrai evitare di commettere errori che possono costare sanzioni molto pesanti.


Ma di quali sanzioni stiamo parlando? A quanto potrebbe ammontare una sanzione media?


Prima di analizzare le il contenuto delle clausole vessatorie più importanti. 


Vediamo cosa rischia il tuo sito di commercio elettronico se pubblica termini di vendita per consumatori non a norma nella vendita B2B.


Il rischio sanzionatorio nella vendita B2B


Pubblicare condizioni generali di vendita con clausole vessatorie implica il rischio di essere sanzionati per "pratiche commerciali scorrette".


Se il tuo sito di commercio elettronico viene sanzionato può subire una multa da 5.000 a 5.000.000 di euro. Sì, hai letto bene, 5 milioni di euro ...


L'Autorità incaricata di sanzionare gli ecommerce che pubblicano clausole vessatorie è l'AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato).


Come visto, la sanzione massima può arrivare fino a 5 milioni di euro. Per fortuna (sopratutto delle startup), l'AGCM valuta l'ammontare della sanzione sulla base di diversi parametri quali:

  • fatturato della azienda digitale
  • gravità del comportamento
  • estensione temporale della pratica commerciale scorretta.


Pertanto, se hai appena iniziato a vendere online e il tuo fatturato è ancora contenuto puoi sperare di subire una sanzione "relativamente" contenuta. 


Ad ogni modo è sempre spiacevole subire un procedimento da parte della AGCM in quanto si sottrae tempo al business e risorse economiche.


Ragione per cui è meglio evitare di pubblicare clausole vessatorie nelle condizioni generali di vendita per consumatori.

 

Il danno di immagine


Oltre al danno economico, devi considerare anche il danno d'immagine. Infatti, le sanzioni della AGCM vengono pubblicate sul sito istituzionale (www.agcm.it) e diffuse nella sua newsletter. 


Le sanzioni sono quindi pubbliche e molto spesso sono postate dagli utenti sui social. In questo caso, la tua azienda digitale rischia un grave danno di immagine in quanto non è piacevole essere "additati" come un sito ecommerce poco attento ai diritti dei consumatori!


Come impedire queste sanzioni e questi danni? Come evitare la pubblicazioni di clausole vessatorie nelle proprie condizioni generali di vendita?


Vediamo insieme le principali clausole vessatorie che non devono comparire nei tuoi termini di vendita!


Esclusione di responsabilità nella vendita B2B


E' la clausola vessatoria più frequente nei termini di vendita per consumatori.


Con essa, il sito di commercio elettronico indica nelle condizioni generali di vendita che non sarà responsabile per il suo inadempimento, totale o parziale.


Una simile clausola è "vessatoria" e non può comparire nelle condizioni generali di vendita da pubblicare online.


Stesse considerazioni per la clausola con la quale il sito di commercio elettronico vuole escludere la sua responsabilità per la morte/danno alla persona del consumatore.


Anche questa clausola non deve comparire nei termini di vendita del tuo ecommerce!
 

Giudice competente


Può capire l'insorgere di un reclamo tra ecommerce e consumatore. Se ciò avviene e non è possibile definire in via bonaria la vicenda, è probabile che a decidere sia un Giudice.


Ma quale Giudice? Davanti a quale Autorità dovranno presentarsi le parti? Presso la sede della società oppure presso il domicilio/residenza del consumatore?


Su questo punto il Codice del Consumo dà poche possibilità al sito di commercio elettronico: il Giudice competente è sempre quello ove ha residenza/domicilio il consumatore.


Quindi, se la tua società ha sede a Milano e il consumatore risiede a Palermo, la causa si terrà presso il Giudice di Palermo.


Ciò può incidere anche sui costi legali, visto che oltre al tuo avvocato digitale dovrai pagare anche l'avvocato domiciliatario.


Ad ogni modo, è preferibile inserire (e rispettare) questa clausola piuttosto che rischiare di essere sanzionati dalla AGCM.

 

Facoltà di recedere dal contratto 

 

Il recesso è il diritto più importante per il consumatore.


La legge permette ovviamente che anche l'ecommerce possa recedere dal contratto con il cliente.


Non è però ammesso che nei termini di vendita per consumatori solo il sito di commercio elettronico possa recedere dal contratto


Infatti, capita di leggere nelle condizioni di vendita dei siti di commercio elettronico clausole che attribuiscono solo al venditore il diritto di recedere dall'accordo.


Questa clausola è vessatoria e non deve comparire nei documenti legali del tuo sito ecommerce!


Quindi, se vedi che i termini di vendita del tuo sito web contengono un simile diritto, provvedi subito a cancellare la clausola.

 

Penale eccessivamente onerosa per il consumatore


E' molto comune leggere delle condizioni di vendita che prevedono delle penali a carico del consumatore.


Queste penali sono previste in genere qualora il consumatore:

  • sia inadempiente ai propri obblighi
  • receda anticipatamente
  • adempia ai propri obblighi, ma con ritardo.


La pubblicazione di una penale non è di per sé illecita.


E' illecito prevedere una penale eccessivamente onerosa. Purtroppo non c'è una definizione normativa di penale eccessivamente onerosa. La "eccessiva onerosità" deve essere sempre valutata caso per caso. 


Ad ogni modo, ecco alcuni indici per valutare se la penale è eccessiva:

  • gravità dell'inadempimento 
  • business di riferimento 
  • rischio imprenditoriale del sito di commercio elettronico.


Il consiglio dei nostri legali rimane sempre quello di evitare penali a carico del consumatore. Ciò, anche nel caso in cui la penale sia congrua.


In questo modo si azzera il rischio di sanzioni e si incentiva l'utente all'acquisto.

 

Termini di vendita per consumatori con facoltà di adempiere

 

Anche questa clausola è abbastanza frequente.


Stiamo facendo riferimento a quelle clausole nella vendita B2B dove il sito web si "arroga" il diritto di adempiere o meno ai propri obblighi in base a una sua esclusiva facoltà.


Ad esempio, il titolare del sito web dichiara che adempierà solo se lo ritiene opportuno. Oppure consegnerà il prodotto solo se vengono soddisfatte delle condizioni impossibili da realizzarsi.


E' evidente che clausole di questo tipo sono da ritenersi vessatorie.


Pertanto, evita di inserirle nelle tue condizioni di vendita per consumatori.


Condizioni generali di vendita per consumatori e clausola nulla  


La clausola vessatoria è nulla. Ciò significa che non verrà applicata nella vendita B2B.


Starai pensando: "bene, cominciamo a pubblicarla, poi se il Giudice ne accerterà la vessatorietà basterà non applicarla".


E' vero, la clausola vessatoria non viene applicata. 


Il rischio non è tanto il fatto che la clausola viene "cancellata" dai tuoi termini di vendita per consumatori.


Come visto in precedenza, il rischio è quello di subire un procedimento innanzi alla AGCM.


In questo caso rischi sanzioni molto elevate!


Scrivici per ulteriori informazioni su come pubblicare termini di vendita per consumatori a norma


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In ogni caso, ricorda che LegalBlink è un Team di legali esperti in diritto digitale ed ecommerce, coordinati dall'avvocato Lorenzo Grassano, pioniere del diritto digitale.


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